H. 01,30 di una sera qualunque d’estate, quando non dormo e tutto il mondo respira altrove.

Guardo il film Drive con Ryan Gosling, perfetto in questa interpretazione magistrale in cui i suoi silenzi rendono il film ipnotico e fluido.

Mi appassiono alla storia ma focalizzo l'attenzione sull’ossessione che il protagonista ha per i dettagli e il controllo dei tempi per garantirsi fughe e manovre salvavita. A questo si aggiunge il suo sorprendente equilibrio nel gestire situazioni estreme che richiedono una rara freddezza e la precisione di un chirurgo.

Così, come un esperto funambulo, vive lasciandosi alle spalle un passato ignoto, un presente fatto di pause, improvvise e pericolose impennate e un amore delicato in tutto simile alla sua parte autentica che mal si concilia con il mondo omicida e violento che gli ruota intorno.

Il suo personaggio diviene metafora di un’antica lezione di vita, riferimento sostanziale di molte discipline orientali:

l’equilibrio è il risultato di movimento e stabilità, garantendo a sé stessi, sempre e comunque, un ampio margine di flessibilità.

Oscillare sinuosamente per riposizionarsi nelle circostanze della vita e recuperare la propria direzione, focus, motivazione. In questo non c’è passione ma un’antica saggezza del vivere e la grazia di un’innata capacità di muoversi e restare fermi.

Le abilità di funambuli e giocolieri, sospesi tra terra e cielo.